Posto occupato

Un’originale iniziativa a favore delle donne vittime di violenza

Torniamo ancora una volta a parlare di donne, soprattutto, delle difficoltà sociali che spesso esse incontrano, anche in paesi civilizzati come il nostro.

Continuano, infatti, anche in questi mesi di spensieratezza e di divertimento, le cronache nere che vedono come vittime delle donne, aggredite o uccise da presunti uomini.

Il grave pericolo che si corre in questi casi è quello di diventare assuefatti dalle notizie stesse, di non prestarci più particolare attenzione, di indignarsi, certo, ma di percepire la cosa talmente lontana da sentirsi impotenti e legittimati ad andare oltre.

E’ proprio questo che si deve evitare, che queste aggressioni e queste morti passino inosservate nella lunga lista di notizie di un telegiornale e vadano dimenticate al termine di esso.

Perché a volte basta un gesto, solo un gesto, affinché quell’attenzione resti sempre viva e concreta, come lasciare una sedia vuota.

“Posto occupato” è una semplice iniziativa, nata da pochi mesi, motivata dal dolore e dall’indignazione di vivere in un paese dove la violenza sulle donne rappresenta un fattore quotidiano.

Il progetto, ideato da Maria Andaloro, editore delle rivista online “La Grande Testata”, prevede di lasciare negli anfiteatri, nei cinema, nei teatri, sui mezzi di trasporto pubblici un posto libero, occupandolo – scusate il gioco di parole – con oggetti tipicamente femminili, da una borsa alle chiavi di casa, da una scarpa ad una sciarpa.

Questo con l’obiettivo di mantenere vivo all’attenzione generale un problema socio-culturale che è necessario affrontare e di fare un gesto, seppur semplice, che ricordi e dia posto a tutte le innocenti vittime. 

L’iniziativa sta prendendo piede al sud Italia, ma la speranza è che in tanti decidano di aderire, di dedicare un posto alle donne e di tenere alta la testa affrontando un problema che riguarda tutti noi.

Perché un amore finito resti solo dolore e non diventi tragedia, perché un rifiuto resti tristezza e non dramma, perché un’uccisione o una violenza restino tali e non diventino abitudine.

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